gocce di pensieri evaporati sotto la calura del vivere...
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Amori passivi dilatati dai respiri trattenuti nelle notti sempre troppe lunghe per lasciarsi completamente prendere dal tepore di una morte momentanea…ed ecco che piano piano Penelope riprende a disfare ciò che la ragione le aveva filato lungo le ore accaldate del giorno le sue mani sottili con le unghie affilate sfilano lentamente i fili sottili di umana comprensione lentamente il rigoroso disegno della tela si disfa e ricade soffice sul pavimento che raccoglie l ombra di un amore che si è perduto nel tempo di un attesa che ormai è divenuta un mestiere e una nuvola si sposa con un raggio di luna le illumina il viso ne coglie il riflesso sulla finestra postazione di vedetta sul porto…un dubbio di colpo la ferisce e se a smarrirsi non fosse stato lo sposo? ma solo il suo debole cuore?…ed ecco che l’aurora ritorna nuovamente a riscaldare le gocce di rugiada depositate dalla notte e magicamente evaporano come i tanti amori immaginari fatti di attese e di malinconie
infinite scatole contenute e contenenti come uno strano scherzo ideato chi sa da chi: ecco l’essenza della conoscenza, un gioco infinito di domande le cui risposte contengano semplicemente la parafrasi di un ulteriore quesito...un inganno che lascia sbiadire il tempo...ma ora basta!!!
...facile è la discesa nell'Averno: notte e giorno è aperta la porta dell'oscura Dite, ma ritrarre il passo ed uscire all'aria superna, questo è il problema,
qui sta l'impresa
Eneide, libro VI, vv. 125-129
I've seen it all
I've seen it all, I have seen the trees,
I've seen the willow leaves dancing in the breeze
I've seen a man killed by his best friend,
And lives that were over before they were spent.
I've seen what I was - I know what I'll be
I've seen it all - there is no more to see!
You haven't seen elephants, kings or Peru!
I'm happy to say I had better to do
What about China? Have you seen the Great Wall?
All walls are great, if the roof doesn't fall!
And the man you will marry?
The home you will share?
To be honest, I really don't care...
You've never been to Niagara Falls?
I have seen water, its water, that's all...
The Eiffel Tower, the Empire State?
My pulse was as high on my very first date!
Your grandson's hand as he plays with your hair?
To be honest, I really don't care...
I've seen it all, I've seen the dark
I've seen the brightness in one little spark.
I've seen what I chose and I've seen what I need,
And that is enough, to want more would be greed.
I've seen what I was and I know what I'll be
I've seen it all - there is no more to see!
You've seen it all and all you have seen
You can always review on your own little screen
The light and the dark, the big and the small
Just keep in mind - you need no more at all
You've seen what you were and know what you'll be
You've seen it all - there is no more to see!
Bjork

Sir John Everett Millais Ophelia
Pensieri di vita e di morte
Ophelia piccola e cara quanto ti costo voler primeggiare nel cuore di un uomo troppo preso dal suo altalenante Ego dal suo continuo passaggio dal dormiveglia alla lucida follia, a te che per la vita eri stata creata ma dalla morte tanto desiderata…i pensieri ormai lenti ti accompagnano alle limpide acque, li guardi solo per un istante non concedi alla avvenente natura di rimanere sedotta non è ormai la vita che stai cercando. Ma perché corri mia fragile amica hai forse paura di sentire la mano fraterna che possa impedire al tuo ormai passo deciso di ripiegare su più sagge vie? ma la saggezza è solo un amara soddisfazione per chi allungo si è dovuto rotolare nell’ arida vita…conoscenze che sanno troppo di fiore appassito…tu cerchi la leggerezza vuoi vedere i tuoi capelli dorati galleggiare almeno per un attimo su questa vita disfatta da ombre dense e pesanti. Ecco che inizia il tuo dolce canto: O fiume accogli la mia anima e portala lontano lì fino al mare disseminala fino a che possa attutire tutto il dolore che è dentro…il fiume par che ti risponda…perché dolce Ophelia perché morire per lui per lui che si nutre di vendetta che si avvelena nel ricordo e nella giustizia tu dolce fanciulla sai con la tua ingenuità quale falso miraggio è la giustizia altrimenti non sarebbero sprecati al vento i tuoi lunghi capelli non sarebbe accarezzata dalle mie gelide acque la tua candida pelle ma dal tuo promesso sposo…sposo sleale che preferisce abbandonarsi ai tranelli perversi della sua mente e non alle tue dolci carezze d’amore…lui che è ha trasformato in poltiglia il tempo trascorso insieme lui che ode solo le voci del passato e lascia te scivolare nel inutile follia del presente
Siamo soli ed andiamo avanti poggiando i piedi su continui malintesi piani che scivolano mani che possono solo sfiorarsi attraverso vetri sottili che cedono non appena la pressione di compenetrarsi si fa sentire…allora scaglie sottili feriscono… è troppo serrata la gabbia toracica per poter lasciare scivolare via anche una sola goccia della tua ormai disciolta anima …

28.10.05 Napoli
Notte Bianca
...colonna sonora talvolta assemblaggio di frasi smielate su melodie non sempre argute ma pur sempre sottofondo di una epoca adolescenziale fatta di canzoni urlate in gite sempre troppo brevi per non averne ricordi fantastici, età in cui la vita con punti larghi è ricucita a tante altre vite tanto da illuderci di far parte di un gruppo, la cui unione illusoria ci giustificava a voler credere di essere diversi, da poter cambiare il mondo…e poi dopo aver risalito molteplici gradini della scala del tempo rivivi una nuova notte bagnata al sapore di quel epoca acerba in cui si aveva ancora l’ ingenuità e la forza per pretendere il diritto alla felicità…notte fatta di pelli a contatto in un corpo di tante menti che spesso si muovano verso direzioni diverse…notte bianca, notte di ricordi sbiaditi nel tempo, che si ricompongono in fotogrammi falsati, in istanti sempre troppo brevi per essere compresi, sensazioni viscide insidiose che si ricompongo in una geometria perfetta da far invidia alla tela di una abile ragno, sensazione che lasciano roventi bruciori di stomaco che ti sfilano i pensieri dalla mente tanto da dimenticare la fatica fatta, il malessere sopportato per l’incapacità, ormai risaputa, di saper organizzare eventi in modo non dico eccellente ma quanto meno sufficiente ad evitare stragi senza dover affidarsi di continuo a S.Gennaro…ma qualche volte in notti sbagliate ci si può sempre ritagliare un attimo emozionale

Ecco che rimescolo nuovamente le carte e mi rivesto di nuove visioni, tesi che attendono in breve di essere sfatate cambio e ricambio in un equilibrio instabile…incapace di persistere in un idea…forse per qualcuno vuol dire non averne..ma l’abitudine ormai consolidata mi suggerisce che forse è lì la mia essenza il solo e semplice oscillare…così come il tempo non è ne le lancette ne il pendolo ma il soffio di aria che si soleva tra un tic ed un tac…tic tac… tic tac…tic tac…tic tac…tic tac
Cirano
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano
Francesco Guccini
La vita è una bambolina russa goffa e con un sorriso troppo spalancato per rappresentare la felicità ma dietro quella figura stereotipata c’è sempre un dolce segreto….emozioni che si racchiudano l uno nell’altro senza fine...la felicità sta tutta in quella attimo quando sviti e credi di trovare qualcosa di nuovo o ancora meglio che finalmente sia l’ultima….che importa se alla fine chi più grande chi più piccole sono tutte uguale tanto ti hanno già regalato tutta la gioia possibile nella loro effimera potenzialità…puoi avere l’infinito basta avere la forza ed il coraggio di non accontentarsi di non aver paura di andare avanti anche se questo significa dover uccidere ciò che ci ha dato gioia...perché di essa resteranno sempre briciole di ricordi che ricomposti nel tempo senza troppe pretese ci faranno compagnia
Segreti nascosti dietro parole troppo spesso trasparenti ricerche affannante di sensi…perché mai la gioia deve generare dolore?… perché si deve scivolare nell’incomprensione nel voler a tutti costi condividere il nostro nulla personale?…perché cercare invano di riempire quei mille fori che un dolore silenzioso ha causa tra l anima e l’esistenza?…



…affonda i tuoi denti bianchi e canditi nel rosso peccato, fino ad avvelenarti, fino a diventare un tutt’ uno con il pomo tanto ambito, gusta il sublime, ingurgita fino a riempirti il ventre, nulla dietro a quel morso non cadi a terra svenuta, non ci sarà il principe a risvegliarti. Non c’è pericolo dietro il peccato è solo uno dei tanti frutti di cui ama cibarsi l’ uomo finche la noia non lo assale. Amara scoperta per una principessa dalle mani candide come i suoi sogni, non esiste il peccato quindi non si può tendere con impeto tragico alla salvezza, mia cara goditi l’illusione finche dura, vivi la paura in tutta la sua eccitazione…e poi chi sa forse ritroverai un'altra mela proibita da violare

foto S.Tunick
Il cerchio del Tempo
...la forza centripeta del dolore mi ha sopraffatta…ed eccomi al centro del cerchio del tempo lì dove i punti sono tutti inevitabilmente equidistanti (regole geometriche generate dalla mente umana perciò perfette ma per tanto mai sublimi) senza distinzione tra oggi e domani ma solo briciole che si rincorrono affamate l’ una dell'altra, per non sentire il peso di non aver una meta.Primo o poi ritornerò a vagare lungo la linea sinuosa della circonferenza, che nella lentezza del vivere finisci con il percepire come una linea retta,infatti il tempo magicamente rallenta quando sei preso ad osservare gli istanti di un giorno ma perversamente accelera quando invece ti soffermi ad osservarlo nella sua interezza, perché i giorni non sono più composizione armonica di innumerevoli istanti ma un solo destinato al pari degli altri a comporre la tua parola vita…per ora resto qui a scrutarvi tutti miei cari ed insensati punti
..ricordi imprigionati nella pagine di un diario ecco cos’è diventato il mio dolore…l’anima mia si è riempita di te non so più dove finisce la mia e dove comincia la tua …non immagini la gioia che mi dai quando mi vieni a trovare la notte nelle pieghe sottili dei miei sogni rivedere il tuo viso ravviva la speranza, è l’ unico balsamo che può alleviare il bruciore delle mie ferite…era un giorno di fine settembre non era ancora giunto il gelo del inverno quando tu dolce gemme hai chiuso gli occhi per noi…non fu il vento a strapparti dall’ albero della vita ma un tiepido sole di un sabato pomeriggio un giorno tranquillo fatto di una calma apparente, di un silenzio incerto spezzato dal lamento di un autoambulanza il suono della nostra vana speranza …non mi è stato concesso di vedere questo fiore aprirsi alla vita…tu eri il mio futuro in te mi era dato di rivedere il mio passato tu eri la mia sicurezza la mia arma contro il tempo perché in te avrei lasciato il mio ricordo e nel tuo cuore potevo sperare di rivivere ancora dopo la morte invece...il destino ha mischiato le carte e mi ha rimesso al mio destino incerto di foglia al vento di anima in pena…ed ora resto qui a vagare tra giorni riflessi perché ormai non posso chiamare nessun giorno ieri nessun giorno domani il tempo è fatto da tanti attimi uguali che non si inseguono ma si legano tra di logoro senza ordine cronologico come fratelli gemelli generati da un unico doloroso parto e non mi resta che attendere di riavvolgere nelle mie mani stanche le tue mani così perfette le tue dita allungate forse già tese verso il cielo ti attendo mio dolce angelo

foto S.Tunick
Autobus 16#
Intrappolata in attesa di vomitare il dolore, di allontanarmi dai continui conati di dipendenza ed assuefazione alla sofferenza sperando di riprende di nuovo a camminare davanti ai ricordi e poterli ammirare ordinatamente in fila e non più sparpagliati sul pavimento come frammenti di vetro frantumato in un solo attimo apocalittico riprendersi una vita fatta di prima e di dopo uscire dal magma atemporale …salire ed andare con una direzione rettilinea non più spirale equivoca turbine inespresso della sofferenza

Lasciarsi andare nel attimo un cui credi di dovere tenere al massimo i freni, scaglie di sapone rendo il passo incerto profumi dolciastri inebriano la mente, riaffiora la follia dietro al sipario del equilibrio consueto …si è nuovamente persi!Lasciarsi percorre dalle sensazioni come aghi sottili che pericolosamente scivolano sotto la pelle fino a percepire la vita come coda di istanti sprecati ad emanciparsi dal non dover essere…si è nuovamente ritrovati!Lasciarsi evaporare come neve al sole candida illusine di purezza nella perversione del vivere, piccoli frammenti di infinto dal divenire incostante dal credere che tutto ha un senso che tutto è un susseguirsi logico …si è nuovamente liberi!

foto H.Cartier Bresson [H.Mattise]Quinipak..."è finita per questa volta è finita",mi rannicchio nel letto e vado a Quinnipak.Me l'ha insegnato Tool questa cosa.Andare a Quinnipak dormire a Quinipak,fuggire a Quinnipak. Ogni tanto gli chiedevo: "Dove sei stato, che tutti ti cercavano?.E lui diceva "Ho fatto un salto a Quinnipak".E' una specie di gioco.Serve quando hai lo schifo , che proprio non c'è verso di toglierlo. Allora ti rannicchi da qualche parte, chiudi gli occhi, e inizi ad inventare delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo piano piano se ne va. Poi torna, è ovvio,ma intanto,per un po', l'hai fregato.La prima volta che lo beccarono, Tool, lo portarono in galera su un furgone. C'aveva una finestrella. Tool aveva paura della galera. Guardava fuori e si sentiva morire. Passarono un incrocio e sul bordo della strada c'era una freccia che indicava la via per un paese E' lì che Tool lesse Quinnipak. Per uno che va in galera, vedere una freccia che porta altrove dev'essere come guardare in faccia l' infinito…Castelli di Rabbia A.Baricco

Il volo di Icaro
…lungo i sentieri oscuri del labirinto della mia mente si è spezzato il filo di Arianna ed ora non c’è altro che tentar la sorte infilandosi le fragili ali di piume costruite dall’ astuto padre...ma io Icaro, sono un sognatore, nulla a che vedere con la rigorosità di chi mi ha generato, costruttore della trappola che mi tiene ora per vinto in balia di vicoli ciechi…solo volando nel vuoto mi dice saremo salvi, come se fossero le mura a tenermi prigioniero e non i gli specchi ingannevoli dei miei perversi pensieri…ecco che amorevolmente mi costruisce la trappola di tentazione mortale...ed io troppo distratto da me stesso lo seguo senza opporne resistenza forse perché inconsciamente è il dilaniarmi ciò che cerco e lui, ignavo dei miei desideri malsani, lavora al suo sogno, al sogno di sempre, sfidare il vuoto come i leggeri uccelli, sfidare i limiti dell’ umane virtù pur sempre vincolato alla saggezza del tempo, volare ma non troppo, assaggiare ma non gustare…ed io ascolto distratto i suoi consigli
“ O Icaro, ti avverto di volare a media altezza: se volerai troppo basso,l’acqua del mare ti appesantirà le penne; se troppo alto il sole le brucerà.Vola tra l’uno e l’altro limite , compi il tragitto dietro la mia guida…”
come si può dare ad un sognatore delle ali e allo stesso tempo porgli dei limiti?…ma infondo Dedalo da buon genitore non aveva costruito le ali al figlio per farlo volare ma, più umilmente, per salvargli la vita. Ma chi di voi era con me nel tragico volo? chi di voi può affermare con certezza che mi sia avvicinato al sole solo per mera incoscienza giovanile? chi di voi sa con certezza quali fossero i miei pensieri, stolto questo è l’epiteto che la storia mi ha regalato…ma infondo io volevo solo liberarmi della saggezza troppo stantia per rendermi felice ed ecco che muoio accecato di luce e sprofondo negli abissi marini inanime ma con il viso finalmente sereno di colui che si è spinto fino all’ umano limite senza camminare passivamente lungo percorsi segnati da altri.
Allora chi è le eroe l’ inventore che saggiamente si conserva o colui che senza remore si spinge fin dove i suoi desideri lo portano? chi può dire che non sia stato voluto fino in fondo ardere nel proprio desiderio? La morale se esiste dunque non sarà di certo di non volare troppo in alto ma piuttosto di lavora meglio sulle ali.

foto H.Cartier Bresson [Marilyn Monroe] …Dimmi, o luna: a che vale / Al pastor la sua vita, / La vostra vita a voi? / dimmi: ove tende / Questo vagar mio breve, / Il tuo corso immortale? / Vecchierel bianco, infermo, / Mezzo vestito e scalzo, / Con gravissimo fascio in su le spalle, / Per montagna e per valle, / Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte, /Al vento, alla tempesta, e quando avvampa / L'ora, e quando poi gela, / Corre via, corre, anela, / Varca torrenti e stagni, / Cade, risorge, e più e più s'affretta, / Senza posa o ristoro, / Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva / Colà dove la via / E dove il tanto affaticar fu volto / Abisso orrido, immenso, / Ov'ei precipitando, il tutto obblia. / Vergine luna, tale / È la vita mortale….G.Leopardi Anath3ma riflette sorride…ah! che cosa soave poter essere delle banali ochette...prende uno specchio si aggiusta i capelli si ricopre gli occhi di sfumature colorate, polveri sottili per occultare i suoi sogni sguaiati, un po’ di glitter sulle labbra per poter rivestire con stelle luccicanti i suoi pensieri malsani, un po’ di cipria sulle guance per ovattare le sue emozioni convulse...ecco fatto la maschera è pronta...ma la curiosità la inganna e cede al tranello di un altro sguardo furtivo allo specchio…la visione di una luce frantumata dalle ciglia imbrattate di rimmel si espande dagli occhi fino a ferire lo specchio sleale che non curante la riflette all’infinito fino ad intingere l intera persona di un umana e pesante tristezza…è ferita…a nulla serve l’andatura sinuosa su tacchi scintillanti, il make-up perfetto dai i colori nature, i mille riflessi dei gioielli luccicanti…per quanto precisa una maschera lascerà sempre all’occhio attento dell’ osservato interessato scoprire le sue falle i suoi vuoti incolmabili dietro la patina costruita...la sua sconfinata paura dell' " Abisso orrido, immenso" che è la vita ....Anath3ma sculettando se ne va

foto Elliott Erwitt
…come una colonna sonora che mi germoglia dentro così la sua voce sottile e tagliente mi racconta la vita ecco vi presento il mio narratore quello che affettuosamente amo definire il mio angelo avariato…una voce sottile come nenia dolce e consueta che mi trasforma la realtà con i colori della sua tavolozza corrosa dalla acidità della mia follia…che quando meno te lo aspetti prende a guaire disperato con suoni taglienti capaci di graffiarti l' anima fino a farla sanguinare…poi stanco si assopisce ma non durerà per molto sappi che riprende solo fiato...dopo anni la paura lascia posto all’abitudine ed il demone diventa solo un angelo malandato che vuoi o non vuoi non ti lascerà mai solo… riesci a mandar giù la vita solo attraverso la sua rotazione perversa che capovolge la realtà banale in riflessi sottili di sogni misti a dense ombre moleste…cammini per il mondo e lui non si stanca mai di filare la trama del tuo racconto quello che nessuno, anche armato del talento più grande e della penna più durevole, riuscirà a tramandare in fogli di carta …romanzo orale fatto di aneddoti e curiosità tutto innaffiato da delicata magia…dama di compagnia composta e delicata, bimbo impertinente, trasformista come pochi, viziato ormai sa dove colpire quando vuol essere ascolta…ci sono giorni che provi ad annegarlo in un gusto e corposo vino ed altri in cui la solitudine ti stringe talmente il cuore che la sua compagnia diventa la tua unica via di fuga…allora ti rannicchi in posizione fetale quasi come per ritornare agli albori della tua esistenza e lo invochi ..invochi la tua stessa maledizione, colui che ti ha fatto guadagnare la scomunica, lui unica causa della tua distanza dalla buona società, lui che ti è valso l’ appellativo di folle, lui vigliacco bastardo degenere che si nutre della schiuma dei tuoi dolci sogni che ti ignetta veleno nell’anima che ti fa volare sempre più distante dai tuoi simili che ti porta a vedere ciò che non potrai mai riferire se non con la voce folle di colui innalzato agli dei degli inferi di colui che nel buon senso non esiste se non come male degenere dissipatore della ragione ammaestrata e lui che instancabilmente ti scompone e ti ricompone la tua vita come un verso di una canzone dalla melodia instabile… poi un giorno in piena lucidità un giorno realizzi che lui è il narratore e tu non sei altro che il personaggio…allora diventa tutto più leggero perché se così stanno le cose non hai più il peso delle responsabilità è lui il colpevole…puoi finalmente lasciarti andare abbandonarti al tuo carnefice e riscoprirti fatto della stessa essenza dei desideri…sei solo un fiume i piena che si deve lasciare andare al suo destino per quanto funesto possa apparire…divento il suo avvocato mi armo di unghie affilate e parole al cianuro per il mondo e fanculo a chi non lo accetta e pure sempre il mio angelo personale dalle sfumature vermiglio perché ammutolirlo vorrebbe dire disciogliersi nella melma di una vita comune fatta di attimi senza memoria